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Masseria Radogna

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MASSERIA RADOGNA (APERTO)

 

La Masseria Radogna è una delle sedi del centro di educazione ambientale di Matera, che annualmente accoglie gli studenti in visita al Parco della Murgia Materana. Gli spazi esterni sono attrezzati invece per la sosta in camper.    Qui trovate le indicazioni stradali per raggiungerci.

E’ una tipica costruzione rurale di villeggiatura risalente alla metà dell’800, dove la famiglia Radogna trascorreva i mesi estivi: al piano superiore vi erano le camere da letto mentre a piano terra vi era la cucina ed il soggiorno e la stanza degli ospiti. Nel cortile centrale vi è anche una piccola cappella consacrata a San Francesco da Paola, dove il parroco ospite della famiglia celebrava la messa. La Masseria si completa di numerosi accessori di epoche precedenti all’ottocento, legate alle passate attività agricole e pastorali, come i recinti per le pecore ricavati con i muretti a secco.

Ma in particolar modo è il piano ipogeo che si trova sotto la Masseria, ad essere di grande interesse, per comprendere l’architettura rupestre.
Il piano è infatti scavato nella calcarenite, una roccia che appare incastonata da conchiglie fossili perché di origine marina:  era infatti il fondale del mare che ricopriva tutta l’area, fino a un milione e mezzo di anni fa.
Compatta ma tenera, la calcarenite è facilmente lavorabile quasi come il legno, cosa che le comunità locali hanno imparato a fare, da tempi remotìssimi.
Al centro del cortile si scorge il canale, per convogliare l’acqua piovana in una delle tre cisterne della masseria. Questo sistema è uno degli elementi caratterizzanti il longevo abitato materano, che grazie alla raccolta dell’acqua piovana, ha superato anche le più siccitose stagioni.
Profonda cinque metri la cisterna ha la sua superficie interna ricoperta da un intònaco in cocciopesto e calce, in grado di rendere impermeabile la superficie porosa della calcarenite.

Nell’ipogeo principale ritroviamo invece un prezioso esempio di neviera, ricavata in una cava a pozzo, profonda 13 metri e larga 5 metri per 5.
All’interno di questo luogo la neve veniva inserita attraverso la caditoia superiore, e accumulata e compattata a strati divisi da sottili spessori di paglia (che veniva conservata in un altro vano dello stesso ipogeo).
Sul fondo della neviera si scorge una apertura che nasconde il doppio fondo, dove si accumulava l’acqua, man mano che il ghiaccio si scioglieva.

Per comprendere il fenomeno, occorre ritornare al 1700, quando la piccola glaciazione portò inverni più rigidi ed un aumento delle precipitazioni nevose, creando le condizioni per sviluppare il commercio del ghiaccio.
Oltre al raffrescamento degli alimenti e delle bevande, il ghiaccio era preziosissimo per le sue funzioni mediche. Antico rimedio per le febbri e le contusioni, la sua vendita era considerata di interesse strategico, soprattutto contro le pandemie, e pertanto era soggetta ad appalto pubblico che doveva assicurarne l’accesso a prezzi non esosi.
Il ghiaccio, appositamente protetto da imballaggi di paglia, veniva spedito anche nei comuni limitrofi, raggiungendo perfino il porto di Taranto, dove veniva ulteriormente imbarcato.

Completano l’ipogeo altri ambienti: la stalla con al centro la concimaia, il pollaio e un apiario.
Sulla murgia naturalmente ricca di piante mellifere, l’allevamento delle api era una delle attività tradizionalmente piu’ diffuse, oltre che per la possibilità di ricavarne il miele, ancor piu’ per produrre la cera, preziosissima per la manifattura delle candele.
In questo spazio ipogeo, nel 2002 Mel Gibson ha ricostruito la casa di Nazareth del colossal “The Passion”. A ricordo di questa scenografia, rimane il forno in vetroresina collocato di fianco alla cisterna.

BIBLIOGRAFIA: Le Neviere di Matera (F. Foschino, R. Paolicelli, D. Gallo, A. Fontana) Rivista MATHERA N.9 /2019

Leggi l’intervista alla signora Rita D’Amato, discendente della famiglia Radogna